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Inaugurazione mostre "Margnetti - Pierobon - Bott"

  • Galleria Daniele Agostini 11 Via Cattedrale Lugano, TI, 6900 Switzerland (map)

La galleria Daniele Agostini è felice di annunciare l'apertura di tre mostre personali dedicate a Marta Margnetti (Mendrisio, 1989), Marta Pierobon (Brescia, 1979) e Laura Bott (Santa Maria, 1979).

MARTA MARGNETTI
Se Q allora P

La prima mostra personale in Ticino di Marta Margnetti, contempla una selezione di opere realizzate fra il 2015 e il 2019. La ricerca dell'artista si indirizza verso l'intersezione fra arte, design e artigianato, favorendo un punto d’incontro fra produzione amatoriale e industriale. Cifra stilistica dell'artista è lo sviluppo modulare della sua produzione, che ne favorisce la traduzione in soluzioni installative.
Nello spazio al pianterreno si staglia B L A B L A A L L ' A L B A (2018), opera esposta all'Aargauer Kunsthaus, lastre di cemento pigmentato concepite come ripiani dei tavolini della mensa del museo, sulla cui superficie sono incise frasi e immagini, simili ad appunti autobiografici o ad automatismi legati all'inconscio. Poggiate a terra, diventano delle aree circoscritte, che strizzano l'occhio al minimalismo americano, come la coppia Basics (2019), scatole in ferro le cui ossidazioni e scalfiture infrangono a loro volta quell'aura di perfezione, caratteristica del prodotto industriale.
Le pareti della galleria si vestono delle opere Ecken (2016), angoli, la cui funzionalità è negata in favore di una purezza scultorea, Ohrring (2019), pensate dall'artista come dei gioielli per le mura, in questo caso degli orecchini a forma di mano, e, infine, Offcuts (2015), catene in ceramica, che cingono la colonna della galleria come fossero delle collane.
Accompagna la mostra la serie Acufene (2016), disegni centripeti realizzati con grafite, in cui le cervellotiche strutture esibiscono l'imperfezione del disegno a mano libera.
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Marta Margnetti (Mendrisio, 1989) ha ottenuto il bachelor in arti visive presso l'Haute école d'art et de design (HEAD) di Ginevra e il master in Contemporary Arts Practice alla Hochschule der Künste (HKB) di Berna.
Fra le mostre citiamo: Marta Margnetti, Boffi Zürich, Zurigo, 2018 (personale); CARAVAN, Aargauer Kunthaus, Aarau, 2018; New Swiss Performance Now, Kunsthalle, Basilea, 2018; Wasp! Wasp! Wasp!, Galleria Daniele Agostini, Lugano, 2018; Unter 30: Junge Schweizer Kunst XIII, Museo d'arte della Svizzera italiana, Lugano, 2017; Prize Kiefer Hablitzel, Swiss Art Awards, Basilea, 2017; Affaire, Centre Pasquart, Biel, 2016; Che c‘è di nuovo, Museo Cantonale d‘Arte, Lugano, 2016.

MARTA PIEROBON
Everydayness

a cura di Stefano Menichini

In occasione della sua prima mostra personale nella Svizzera italiana, Marta Pierobon sceglie l’ambiente più consono della galleria per presentare il suo progetto sul surrealismo domestico.
Saliti per la scala a chiocciola – un elemento di per sé suggestivo, legato all’immaginario inconscio – entriamo nel mondo dell’artista, la cui poetica trae spunto dal territorio del quotidiano. Gli oggetti di tutti i giorni (le scarpe, i gusci d’ostrica avanzati a cena, il cane, fino alle parti del proprio corpo) sono osservati e rielaborati con fantasia al fine di accedere a una realtà intima e surreale al contempo, popolata da personaggi quali pesci e uccelli, nonché figure femminili o infantili. Pierobon è da sempre affascinata dagli elementi dell’acqua e dell’aria, sostanze mutevoli ed elusive che non possiamo pienamente esperire, in qualità di esseri terrestri. Il suo lavoro, inoltre, è attraversato da una vena ironica, che tocca i temi dell’erotismo e della sensualità con una leggerezza sofisticata e profonda.
L’opera d’arte, per Pierobon, non è qualcosa di chiuso e dato una volta per tutte; al contrario, si tratta di accordare agli enti una certa libertà, affinché questi possano trasformarsi continuamente. Da qui la fascinazione per materiali molto distanti fra loro: l’alchimia fra natura (terre crude e cotte, sassi e foglie di rame) e artificio (resine e coloranti sintetici) fa scaturire risultati in parte imprevedibili e suscettibili del cambiamento della luce. In questo processo, il ruolo del caso e l’impressione di non finito sono essenziali. Così come le sculture sono presenze che si animano e dialogano in nostra prossimità, i disegni traducono in forme e colori, galleggianti nello spazio bianco, il divenire della vita. Parte della serie Sleepless stories, anche questi fogli spiano nel privato dell’artista e compongono una raccolta di racconti brevi.
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Marta Pierobon (Brescia, 1979) si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed è stata assistente di Urs Fischer (2006) e Anna Galtarossa (2007). Vive e lavora a Milano, dove ha co-fondato Spazio Morris (2010-13).
Tra le mostre citiamo: Festival del Paesaggio, Capri, 2018; Shoes, Tongues and Cigarettes, Fonderia Artistica Battaglia, Milano, 2017 (personale); Vitellotonnato, Plutschow Gallery, Zurigo, 2016; Keposhartus, A Palazzo Gallery, Brescia, 2014 (personale); The point of difference, Duet Gallery, St. Louis, U.S., 2014 (personale); KRYPTA, Soloway Gallery, New York, 2012 (personale); Me and my shadow, Kate Macgarry Gallery, Londra, 2011; Quarantottometriquadri, A Palazzo Gallery, Brescia, 2011 (personale).
Nel 2012 l’artista è stata selezionata da Ilaria Bonacossa per il Premio Cairo e ha vinto il Premio Lombardia alla fiera d’arte Miart.

LAURA BOTT
Corps Celests

Laura Bott presenta una selezione di nuovi lavori realizzati con gesso e cera, disposti nello spazio a rievocare un cosmo sconosciuto, popolato da corpi celesti gravitanti attorno a Glüna (2018), una luna bidimensionale realizzata in cera, che da satellite diviene pianeta. Il punto di partenza per questi lavori è, come sempre per Bott, l’osservazione della natura, in questo caso il cielo notturno dell’Engadina che, lontano dall’inquinamento luminoso delle grandi città, consente una visione nitida delle costellazioni e di alcuni dei pianeti del sistema solare.
Osservando da vicino queste sculture, si può notare come esse diventino testimoni dei passaggi di stato della materia, da quello liquido a quello solido, passaggi che l’artista segue pur lasciando al caso gli aspetti finali, scegliendo deliberatamente di rinunciare al controllo sulla materia.
Queste sculture amorfe, nascono da materiali poveri utilizzati in modo improprio. Gli stampi delle sculture in gesso e cera, provengono dalla quotidianità dell'artista: prima di essere sculture sono state cappelli, cartoni del latte, fusti e contenitori di vario tipo.
A concludere, due pezzi della serie Viceversa (2018), tavolette in cera dalla magmatica superficie, in cui recto e verso perdono la loro identità, liberando l’opera dalla sua bidimensionalità.
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Laura Bott (1979, Santa Maria, Val Müstair, Svizzera), vive e lavora ad Ardez, Bassa Engadina, Svizzera.
Ha studiato pittura e grafica alla Kunstuniversität di Linz, Austria (2000-2005) e scultura all'Akademie der bildenden Künste di Vienna, Austria (2002-2007).
Fra le esposizioni figurano: ...auf Papier, Galerie Loewen, Coira, 2018; Polygon, Galerie Loewen, Coira, 2017; Not Vital e Laura Bott, Chasa Jaura Museum, Val Müstair, Svizzera, 2015; Laura Bott. Visioni/Visiuns, Spazio 1929, Lugano, (personale); Laura Bott, Scuntrada, Ftan, Svizzera, 2015 (personale); Laura Bott, Galerie Curtins, St. Moritz, Svizzera, 2014 (personale); Laura Bott, Galerie Curtins, St. Moritz, 2010).

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ROMUALD ETTER